Tag Archivio: Concorso

“Compagni di scuola” al terzo posto nel nostro concorso letterario

Libri
Con “Compagni di scuola” di Carlo Molteni si è posizionato al terzo posto tra i racconti che hanno partecipato al concorso letterario “Tra terra e acqua” indetto da La Nuova Briantea. A lui i nostri complimenti.

Compagni di scuola
Sai, è morto il.. domani fanno il funerale. Ci stai a fargli una corona, come coscritti, ti va bene? Ci vediamo in chiesa alle due e mezza, ciao”.
La telefonata giunse così inaspettata che mi lasciò solo il tempo di rispondere a monosillabi. Si va bene, ci sto, ci mancherebbe; ma come è successo? Era ammalato? Ah, brutta storia in così poco tempo se l’è portato via. Chissà i suoi!
Ne è passato di tempo da quando il cortile che si affaccia sulla strada statale ci vedeva giocare durante l’intervallo. Oggi i bambini delle scuole giocano ancora lì, sulla ghiaia che abbiamo calpestato noi, seduti sui muretti dove ci sedavamo noi, guardati a vista da quell’edificio con la pianta a elle che ci ha ospitato durante le elementari.
Non ci sono più i banchi doppi in legno con inserito il bicchiere di vetro per l’inchiostro e il bidello coi baffi dal fare serio che regolarmente passava a riempirli. Non ci sarà più la distribuzione di quaderni, matite, gomme, pennini e cannucce per i più poveri fatta dal Patronato Scolastico. La maestra dai capelli rossi in prima elementare ed il maestro “terrone” che ci portò tanto amorevolmente dalla seconda alla quinta. Non ci sono più i giovedì a casa ma solo al pomeriggio così ci perdevamo il mercato e non ci sarà più il primo giorno di scuola con la blusa nera bella in ordine e la Messa in chiesa. La novità della prima vaccinazione Sabin, tutti in fila a digiuno per inghiottire una zolletta di zucchero intrisa di un liquido rosso che dicevano fosse fegato di scimmia, per poi andare in classe e godersi il panino con la marmellata portato da casa. Le ampie scale in sasso testimoni del nostro salire stancamente la mattina e scendere precipitosamente al suono della campanella alla fine delle lezioni, quelle ci sono ancora.
Ci sarà ancora qualcosa rimasto da allora ne sono certo. I muri pervasi delle nostre urla, del nostro rincorrerci per i corridoi durante l’intervallo, dei nostri discorsi con i compagni di classe, delle nostre preoccupazioni e dei nostri progetti. Tutto lì, sotto i molteplici strati di vernice a fissare per sempre la vita che vi scorse.
Vi ho rivisto ieri, in piazza. Mi sembravate più invecchiati di me. Vi ho perso di vista dopo le elementari, un percorso di studi diverso, ma vi ho sempre seguito e inseguito cari amici compagni in quella bellissima avventura della scuola elementare. Tu, ricordo che eri tra i più bravi. Scrivevi benissimo senza macchiare il foglio di inchiostro, cosa che capitava a tanti di noi. Tu, invece hai bevuto un bicchiere di inchiostro davanti al maestro perché ti aveva sgridato. E tu, che venivi a scuola con le scarpe di pezza e ti facevi più di mezz’ora a piedi col freddo e col ghiaccio sulle mulattiere; ma c’eri, sempre presente, ed eri il mio compagno di banco. Ora ti vedo un po’ provato dalle vicissitudini della vita ma positivo come sempre. E tu, furbetto coi capelli rossi che durante la cena dei coscritti ci correggi la pronuncia dei Lewis. Hai girato il mondo, sei stato in America ed ora sei qui, con noi, a ricordarci che alla fine la tenacia e la voglia di fare vincono sempre su ogni avversità della vita. Sei l’orgoglio della tua mamma. E, sì. La tua mamma e la mia lavoravano assieme ed erano grandi amiche. Me ne parlava con tanto rispetto. Allora essere una ragazza madre era qualcosa di inammissibile. Eppure, la forza e la volontà di una persona che si era ritrovata sola col suo bambino scatenava nelle altre donne un senso di profondo rispetto e di ammirazione. Ed è così che mia mamma parlava della tua. Come un esempio da seguire che va al di là del perbenismo e della falsa moralità degli anni cinquanta ma che insegna l’amore per quello che è. Dedizione totale e sacrificio.
Ehilà, ma sei proprio tu? E’ dai tempi del catechismo che non ti vedo. Sei sempre lo stesso. Sguardo buono e il dialogare lento e misurato, le mani grandi che stringono le mie con un brivido che corre su una pista infinita di ricordi e sensazioni.
Ciao, eccoci qui. Ti ricordi quando mi dicesti che a vent’anni sarei stato pelato? Bene i miei capelli, pochi, ma ci sono tutti ed i tuoi dove sono finiti? Persi nelle corse con l’ape che si ribaltava nel fare i tornanti per Ombriaco?
Ecco il Governador! Ormai sei entrato nella parte ed il tuo look ne è la prova vivente. Bravo. Si vede che la voglia di essere protagonista, anche solo per una notte, ti appassiona. La Pesa Vegia è per noi bellanesi il richiamo della foresta che ci fa riunire tutti, per quella notte. Come da bambini quando la rincorsa ai Re Magi per raccogliere le caramelle ci sfiancava. Contenti però del nostro dolce bottino.
Ehi. Ti ricordi quella volta che volevi farci spostare la statua del Tommaso Grossi? Proposta folle e dettata dal buon vino. Ma la cosa più bella era che, alle due di una notte d’inverno ci trovavamo in quattro a dissertare se era meglio che il Grossi guardasse verso Verginate o verso Coltogno. Rivivendo così le battaglie tra frazioni e il paese, vecchie ruggini sopite da sempre ma riaffioranti ogniqualvolta si voleva inventare qualcosa per divertirsi.
Eh sì, cari compagni di scuola. Fa male dopo una rimpatriata giungere a quel momento che i ricordi ti portano a qualcuno che non c’è più. Le risate e i “ti ricordi..” si bloccano quasi per istinto. Pensando che noi siamo ancora lì a ridere di noi con quell’amarezza e quella dolcezza che ci fa scoprire che loro, sì proprio loro, sono lì ancora con noi e ce li porteremo dentro sempre. Ciao ragazzi, alla prossima.
Carlo Molteni

Foto da internet

“Lario, Principe ereditario!” segnalato nel nostro concorso “Tra terra e acqua”

libri

Iniziamo la pubblicazione dei racconti che si sono distinti nel nostro concorso “Tra terra e acqua”, che ha ottenuto un ottimo seguito.

“Lario, Principe ereditario!” di Antonella Bolis, ha avuto la segnalazione della giuria, in quanto ben scritto, inoltre ha colto nel pieno il tema dell’iniziativa. Facciamo i complimenti all’autrice.

C’era una volta un Principe Azzurro di nome Lario.
I suoi genitori, re Como e regina Lecco, lo avevano cresciuto con tanto amore.
Un giorno egli avrebbe ereditato vasti possedimenti di terreni coltivati a cereali e frutta, prati dove il bestiame pascolava alla ricerca dell’erba più tenera, vallate in cui i cavalli scorrazzavano liberi, inoltre, zone montane vestite da fitti boschi e castelli che austeri dominavano lo scenario tra rocciosi pendii.
Quando compì la maggior età, i genitori commossi consegnarono nelle mani del giovane un fagottino di pelle contenente un preziosissimo anello di fidanzamento tramandato da generazione in generazione. A corte diedero una gran festa in suo onore invitando aristocratiche fanciulle delle più nobili famiglie, tutte se lo contendevano per un ballo e con battiti di ciglia su occhi dolci, si prostravano in inchini che gonfiavano le molteplici gonne di seta colorata.
Le possibili promesse spose apparivano molto graziose, per lo più tutte tranne una davvero bruttina non più giovanissima che nonostante il titolo nobiliare non era ancora riuscita a prender marito! Il vecchio padre di costei era morto, la madre stava dilapidando le ricchezze in carissimi filtri magici preparati durante le lezioni di stregoneria e, siccome non funzionavano mai, andava anche a ripetizione dalla più costosa delle fattucchiere che, consultata la sfera magica, la rincuorava predicendole un futuro da perfetta strega.
Quella sera vedendo che il Principe non invitò la sua figliola nemmeno per un ballo, arcigna e indispettita per l’ennesimo fiasco, diede sfogo alla collera e si vendicò mettendo in atto le sue incerte magie. Quando il ricevimento stava per concludersi, informò che si sarebbero accomiatate. Furtivamente si versò sul dorso della mano alcune gocce di un intruglio ancora in fase sperimentale, poi si diresse verso il giovane Lario che in un’elegante riverenza si prodigò in un baciamano.
Non appena le labbra assorbirono la pozione, il povero Principe cominciò a trasformarsi in acqua acqua e acqua, gli ospiti e le belle damigelle vennero spazzati via dalla furia del subisso che allagò tutte le terre circostanti.
Il mattino seguente, l’alluvione si era calmata ed era nato un nuovo lago, ben appunto il Lario, e dello sprovveduto Principe non rimase che il suo nome, la sua bellezza e il colore dei suoi occhi. Gli sventurati genitori furono trasformati in villaggi e l’anello che il principe doveva offrire alla dama di cui si sarebbe innamorato, si tramutò nell’ isola Comacina.
Della strega e della figlia non si seppe più nulla.
Il Lario era incastonato nelle Prealpi, sulle rive ghiaiose si affaccendavano pescatori che sbarcavano il lunario prendendo alborelle, pesci persici e agoni che poi venivano essiccati al sole. Intorno a lui il paesaggio acquistò un’originalità fantastica e col passare dei secoli divenne una meta turistica sempre più ambita da diverse popolazioni: mise ogni sua bellezza a disposizione dell’uomo che, oltre a chiese case e industrie, costruì magnifiche ville le cui fondamenta parevano immerse proprio nelle azzurre acque. Essendo molto ospitale, offrì splendidi soggiorni a personaggi famosi in tutto il mondo come Alessandro Manzoni, Stendhal, Leonardo Da Vinci, i poeti Foscolo e Fogazzaro, i musicisti Verdi, Rossini, Listz e Bellini; Napoleone, il primo ministro inglese Winston Churchill e il presidente Kennedy.
Lario brillava al sole e si rabbuiava in prossimità di un temporale, ma quando gli amici Breva e Tivano gli facevano i grattini, increspava le onde muovendosi tutto e gli amanti della vela lo adoravano. Anche lui era sportivo e aveva partecipato alle “Olimpiadi Laghi Italiani” piazzandosi 1° nel perimetro e 3° come grandezza.
Talvolta, quando si sentiva solo, guardava verso i piccoli paesi montani e fantasticava di poter tornare ad essere un ragazzo, sognava il suo castello e pensava ai suoi sudditi che ora non c’erano più; quando invece la malinconia gli pungeva il cuore, allora straripava e si spingeva fino in piazza Duomo a Como o sul lungolago di Lecco per abbracciare i genitori che da borgate erano cresciuti diventando moderne cittadine. Lario si era sempre adoperato per tutti regalando appunto bellezza, disponibilità, ospitalità e generosità ma a poco a poco le genti dimenticarono tutto questo incominciando a non rispettarlo più, qualsiasi cosa non servisse veniva gettata sulle rive e nelle acque di cristallo.
Un bel giorno l’amico fiume Adda, suo immissario ed emissario, gli disse con voce molto triste che le folaghe, gli svassi, le anatre e i cigni avevano progettato di andarsene dai loro nidi perché tra i canneti galleggiavano polistirolo, bottiglie di plastica e quant’altro. Il vecchio corso aveva cercato di dissuaderli rispondendo che nemmeno lui respirava bene ma non per questo aveva intenzione di andare altrove! Lario condivise appieno le lamentele dell’amico informandolo che nei fondali e sulle sue rive c’era molto di più…
Oramai l’uomo sottoponeva l’acqua e la terra ai suoi voleri senza considerarli come beni preziosi. Nella bella stagione gli umani passavano ore deliziose sulle spiagge tra tuffi, bagni di sole e sonnellini ristoratori all’ombra di qualche salice. A fine giornata però nessuno si prendeva la briga di portare a casa i propri rifiuti e smistarli nei vari sacchi della raccolta differenziata. Lario se ne stava silenzioso, senza difese ingoiava tutto quanto nella speranza che prima o poi qualcosa sarebbe cambiato.
Un bel giorno Priscilla e il nonno si trovarono a passeggiare sotto l’intreccio formato da rami dei platani che costeggiano il lungolago. Attratti dai richiami quasi prepotenti dei bellissimi cigni, scesero i gradoni e notarono con desolazione che le piccole creste d’acqua, schiumavano a riva dondolando avanti e indietro, barattoli di detersivi e sulle sponde fiorivano rifiuti d’ogni genere. Poco distante una folaga si lisciava le piume del petto e appollaiata nel suo nido tra le canne, li osservava insospettita. La bambina e il nonno si guardarono attorno imbarazzati e pieni di vergogna perché il genere umano aveva danneggiato e imbruttito un ambiente da fiaba.
Lario era un Principe Azzurro e tale doveva rimanere, così, nonno e bambina accompagnati da alcuni amici, tornarono muniti di guanti e sacchetti. Il passaparola arrivò a tutta la popolazione che si impegnò a non buttare lattine, cannucce, pile, vetri taglienti e mozziconi di sigaretta. I bambini divennero sostenitori impareggiabili del mondo ecologico ricordandosi di portare sempre appresso un sacchetto dove riporre l’eventuale immondizia, ad esempio: la gomma da masticare, il fazzolettino di carta, il vasetto dello yogurt o la confezione delle merendine.
Lo slogan che intonarono con grande entusiasmo fu: “Dico basta ai rifiuti tra i miei fiduciosi flutti!” dando voce al Principe dei laghi che visse, con l’inseparabile amico Adda, per sempre felice e contento.

Antonella Bolis

Prende il via “Tra terra e acqua”: il nostro concorso di narrativa

a href=”https://www.lanuovabriantea.it/wp-content/uploads/2018/03/LocandinaTraTerraAcquaNB.jpg”>LocandinaTraTerraAcquaNBScrittori a raccolta. Il nostro periodico di informazione locale con questo blog, organizza la prima edizione del concorso letterario “Tra terra e acqua”.
Un concorso di narrativa, aperto a tutti purché maggiorenni.
Ecco il regolamento nei dettagli:
TITOLO
“Tra terra e acqua”
La Nuova Briantea, con sede a Lecco, con il suo blog online indice la prima edizione del concorso letterario “Tra terra e acqua”.
UNICA SEZIONE: NARRATIVA
Si accettano racconti a tema libero che non superino le 6 cartelle dattiloscritte (una cartella equivale a 30 righe da 60 battute ciascuna). Ogni autore può inviare un solo racconto.
TESTI
I testi devono essere in lingua italiana. Possono partecipare autori italiani e stranieri. Possono partecipare testi già premiati in altri concorsi.
CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti purché maggiorenni.
COME INVIARE I RACCONTI
I concorrenti devono inviare il racconto, con indicato nome, cognome, età, indirizzo, numero di telefono, indirizzo email, e con oggetto concorso “Tra terra e acqua”, al seguente indirizzo mail info@lanuovabriantea.it
Allegata una dichiarazione firmata che autorizza alla pubblicazione sul sito www.lanuovabriantea.it sul periodico La Nuova Briantea e ad un’eventuale raccolta cartacea.
TERMINI DI INVIO
Inviare gli elaborati via mail entro e non oltre il 30 giugno 2018.
DESIGNAZIONE DEI VINCITORI
Agli autori selezionati verrà inviata una mail con il responso entro il 30 settembre 2018.
ANTOLOGIA
I racconti vincitori verranno pubblicati sul sito www.lanuovabriantea.it e sul periodico di informazione La Nuova Briantea. Gli organizzatori si riservano la possibilità di realizzare un’antologia con i racconti inviati.
DIRITTI D’AUTORE
I diritti dei racconti rimangono di proprietà dei singoli autori per future eventuali pubblicazioni, che esulino dal concorso in questione “Tra terra e acqua”, con la pubblicazione sul sito www.lanuovabriantea.it, sul periodico La Nuova Briantea, e dall’eventuale realizzazione dell’antologia.
INFORMAZIONI
Per informazioni scrivere a: info@lanuovabriantea.it